Il suono come terapia

Il suono come terapia
Quando la musica e le sonorità vengono utilizzate per portare beneficio alla salute, allora si parla di musico terapia.
Al momento della nascita per ognuno di noi avviene l’espansione di una nuova energia fisica che è unica ed irripetibile.
La musica nel suo aspetto più nobile ripristina e coltiva i suoni della natura, può però solo sfiorare l’armonia e la bellezza della natura, ma mai superarla.
La musica utilizza un suo linguaggio per aprire gli spazi di benessere mirati a produrre un effetto terapeutico.
Quando usiamo le potenzialità più sottili del suono con accentuato l’orientamento di effetto psichico, stiamo trattando di psicoacustica.
La psicoacustica è un elemento fondamentale nella terapia del suono. I suoni influenzano tutto ciò che incontrano nell’espandersi delle loro onde, che possono portare armonia o distruzione, come il vetro che si rompe in seguito ad un acuto oppure alla crescita armonica di una pianta o di un bambino.
Vibrazioni molto rapide producono suoni acuti, al contrario vibrazioni più lente producono vibrazioni più basse. Il suono acuto ha un effetto stimolante, mentre quello più basso ha un effetto pacificante.
Se un soggetto è in uno stato di squilibrio e ascolta suoni e vibrazioni riequilibranti, anche a livello inconscio, si riporterà in equilibrio; essi infatti hanno una particolare influenza sul rilassamento ma anche sullo sviluppo di capacità creative.
Si è notato inoltre che è possibile ottenere notevoli risultati nella terapia dell’emicrania, per la cura dell’insonnia, e per attenuare stati di ansia e di depressione.
Risposta di frequenza
Se c’è una persona agitata, è possibile riequilibrarla facendo in modo che il suo cervello risuoni con frequenze rilassanti, finendo così per sincronizzarsi con quelle stesse frequenze.
Il corpo umano è proporzionato a principi ritmici e armonici, ed il suo funzionamento è in accordo con questi principi. Le sue funzioni hanno pulsazioni, ritmi e movimenti, ogni parte fa il proprio compito ad una determinata velocità ed in sintonia con altre parti.
Gli organi lavorano in armonia ritmica, in risonanza ritmica tra loro.
Quando compare una malattia questi ritmi e suoni vengono alterati.
Il nostro corpo è come uno strumento accordabile. Un organismo che desidera guarire tende a cercare la propria armonia, a mettersi in risonanza con se stesso e con il mondo. I suoni e il ritmo possono guarire poiché se ben indirizzati possono far risuonare il corpo o la parte interessata.
Un organo malato è un suono interno alterato. Le note ed il ritmo giusto possono agire su questa alterazione e per risonanza rimettere le cose nel loro giusto ordine inducendo quest’organo a riprendere la sua normale frequenza.
Il suono come forma di energia
Il suono è energia e influisce sulla materia. L’onda sonora agisce sul corpo e produce l’avviamento del circuito movimento-emozione-intelletto.
I ritmi e i suoni influenzano le nostre onde cerebrali, il nostro metabolismo e possono condizionare le nostre reazioni comportamentali..
noi ascoltiamo con l’udito ma anche con le ossa, il sangue, i muscoli, la pelle e tutta la materia di cui siamo composti. Siamo materia che vibra: una parte o tutto il corpo può entrare in risonanza quando riceve vibrazioni simili alle proprie.
Il ritmo cardiaco ad esempio è presente nella memoria fetale e pertanto ha molto peso nella memoria musicale, tanto da costituire uno degli archetipi ritmici dell’umanità sul quale si sviluppano le musiche in ogni angolo della terra.
Le campane Tibetane
Le campane tibetane (“singing bowls”), sono strumenti sonori diffusi soprattutto in Tibet, in Nepal, ma anche in India , Giappone e Cina. La loro origine risale probabilmente a circa 3000 anni fa, cioè in un periodo
precedente al Buddismo. Secondo la tradizione, in quel periodo in Asia si praticava una forma di culto animistico chiamata Bon. Questa particolare forma di sciamanesimo attribuiva al suono delle campane, ma anche di altri strumenti come cimbali (ting-sha) e gong, un grande potere di guarigione, e la capacità di avvicinare l’uomo alla divinità.
Le campane tibetane cominciarono a diffondersi in Occidente negli anni ‘50, dopo l’occupazione del Tibet da parte della Cina. In seguito all’occupazione cinese, molti monaci fuggirono dal Tibet. Quando in Europa cominciarono a diffondersi i primi monasteri le campane furono adoperate per le pratiche religiose. Da quel momento le campane furono impiegate anche per il loro potere curativo.
Sebbene ciascuna campana tibetana emetta una o 2 note prevalenti, esse riproducono la vibrazione dell’OM (il mantra originario) che si è propagato al momento della nascita dell’universo.
Le Campane Tibetane quindi producono suoni in armonia con le vibrazioni delle sfere celesti, e trasmettono queste vibrazioni a chi le suona o anche semplicemente le ascolta. Questo fenomeno si chiama, in termini tecnici, “concordanza di fase” e si ottiene quando due onde tendono ad unirsi e a vibrare all’unisono.
Le vibrazioni delle campane tibetane richiamano la frequenza armoniosa originale e stimolano così il corpo che entra in sintonia con la sua frequenza ritrovando autonomamente le proprie frequenze armoniose.
Per i suoi effetti benefici il massaggio sonoro con le campane tibetane è sempre più adoperato e garantisce un rilassamento profondo e totale dell’organismo, in quanto, essendo il corpo umano composto in prevalenza di acqua, la vibrazione raggiunge ogni più piccola parte del corpo, anche in profondità.
I principali vantaggi sulla salute mediante il massaggio sonoro sono: stimolare l’energia vitale, favorire il rilassamento, combattere l’insonnia, migliorare la concentrazione, sincronizzare gli emisferi cerebrali, migliorare la respirazione.
Il suono emesso dalle campane cambia in base a diverse caratteristiche, quali la proporzione con cui sono presenti i vari componenti metallici, lo spessore e la forma della campana stessa.
I sette metalli sono quelli base, ma per esempio in una campana tibetana conservata al British Museum sono stati analizzati e trovati ben 12 metalli:
argento, nichel, zinco, rame, cadmio, arsenico, ferro, antimonio, stagno, piombo, cobalto e bismuto.
L’esatta ricetta per ottenere la lega originale è tutt’oggi un mistero e i dibattiti sono ancora molto accesi.